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Esperienze dirette di lotta contro la povertà dei beneficiari di parmaalimenta

Brevi storie per approfondire la conoscenza del territorio burundese, la realtà dei beneficiari ed il lavoro di parmaalimenta in Burundi

Un grande albero di mango con ancora i frutti non maturi al centro della piazza di terra rossa a Kinama. Sotto l’albero nei loro pagnes colorati e tanti bambini dietro la schiena vi sono le donne delle associazioni agricole ed i beneficiari dei programmi di parmaalimenta. Lì vicino dovrebbe sorgere Maison Parma e loro saranno soci se il progetto proseguirà. È una giornata come tante di lavoro per parmaalimenta. Ci si trova per fare il punto della situazione, analizzare insieme i problemi e valutare i risultati.
La pioggia ha cessato presto di cadere ma il progetto aveva previsto per le coltivazioni ortive una piccola organizzazione solidale di irrigazione tra le donne delle associazioni, così i prodotti sono comunque nati e sono buoni.

Prima di organizzare il commercio dei loro prodotti i beneficiari si scambiano i problemi quotidiani non per piangere ma per trovare soluzioni tra di loro e anche con Parma. Raccontano i problemi di sempre. La malaria sta aumentando e molti bambini sono colpiti e ricominciano come ogni anno molti casi di dissenteria bacillare. Si ricordano insieme le norme di prevenzione imparate ai corsi di salute comunitaria di parmaalimenta e ci si racconta il malfunzionamento dei centri sanitari presso i quali le medicine non si trovano e tutti sono obbligati ad andare nelle farmacie che sono carissime.


Constance: “ho tre bambini che vanno a scuola e al mattino gli preparo una polentina di mais e poi per il pasto della sera la manioca e i fagioli. Il prezzo del carbone, dell’olio di palma e del sale è così cresciuto che non riesco a garantire tutti i pasti serali e la cottura della polentina del mattino. Nonostante questo riesco a restare nel programma di coltura ortiva di parmaalimenta e spero che se riuscirò ad organizzare bene la commercializzazione dei prodotti riuscirò a guadagnare un po’ e a garantire il cibo anche quest’anno a me e ai miei figli”


Veronique: “oggi un sacco di carbone costa troppo per permettermi di garantire i pasti quotidiani per la mia famiglia composta da sette persone e la raccolta diretta della legna sta creando gravi problemi di disboscamento sulle nostre colline che sono sempre più deserte e aride. Ma non sappiamo come fare quale altro combustibile possiamo usare per cuocere i nostri alimenti!"


Sophie invece vuole essere più ottimista vuole pensare oltre l’orizzonte. Parla delle donne di Parma e si chiede se anche lì ci sono i manghi come in Africa. I loro bambini aspettano con ansia la stagione dei manghi per arrampicarsi sugli alberi rubarne i frutti e non avere, almeno per quei giorni, la pancia che brontola.


Andrè: “Sono rimasto vedovo con 5 figli e due nipoti. Ho una casa di mattoni cotti al sole a Mpanda, un quartiere di Bujumbura, con un piccolo bananeto e mezzo ettaro di terra in cui coltivo fagioli, arachidi manioca e qualche pianta di olio di palma. La guerra mi aveva portato via tutto anche mia moglie, lasciandomi la casa in condizioni terribili. Lentamente abbiamo ricostruito e abbiamo ricominciato a coltivare la nostra piccola terra ma la produzione non bastava a garantire la nostra autosufficienza alimentare. Due anni fa abbiamo perso tutto il raccolto di manioca a causa del virus del mosaico che ha colpito tutte le piantine del Burundi e l’anno scorso non avevamo più piante sane da coltivare. Ho incontrato parmaalimenta perché le animatrici di sviluppo sono venute a parlare nelle nostre case ed ho così deciso di entrare nel programma della Banca delle sementi per migliorare la mia produzione agricola ed ho iniziato a coltivare ortofrutta. In questo modo, grazie alla vendita di peperoni, melanzane e pomodori al mercato sono riuscito a migliorare le nostre entrate, anche se rimangono poche. Ho anche imparato a replicare le sementi e seguo la formazione agricola che mi aiuta a migliorare il mio lavoro di agricoltore e ad alimentare in modo più equilibrato i miei figli.
Nell’ultima stagione parmaalimenta mi ha concesso un credito per coltivare il riso ho così affittato mezzo ettaro di campo ed ho iniziato a produrre anche il riso. I miei figli sono costantemente impegnati con me in questa lotta alla fame. Insieme combattiamo ogni giorno contro la nostra povertà e resistiamo alla crescita continua dei prezzi dei beni di prima necessità. Oggi mi sento meno solo e spero che le persone di Parma vengano a sapere che grazie al loro sforzo noi possiamo continuare a vivere.”

Betty: "Ho 55 anni. Abito a Kamenge, quartiere a nord della capitale del Burundi Bujumbura. Dopo gli studi secondari nel 1968 sono diventata insegnante ma nel 1972, durante il periodo dei massacri, sono dovuta fuggire verso la Tanzania, e poi 1975 dalla Tanzania sono scappata verso il Rwanda. Qui mi sono sposata e ho avuto cinque figli. Quattro sono ancora vivi oggi. Ho vissuto per 21 anni in esilio ma alla fine della guerra ho avuto la forza ed il coraggio di tornare nel mio paese d'origine. Mentre in Rwanda si stava consumando il genocidio, il Burundi era in pieno fermento ed io, così come la mia famiglia, ero rimasta a lungo lontano dal Paese. La grande famiglia di mio marito che ci vedeva in quel periodo non era affatto entusiasta.
Appena arrivati, abbiamo iniziato la fuga verso le montagne sconosciute dove l’accoglienza è stata glaciale e spesso ostile. La guerra mieteva le sue vittime, ma io e mio marito abbiamo deciso di combattere la nostra battaglia, quella di preservare l’istruzione dei figli. Cosa non facile senza lavoro e con la famiglia che si prendeva gioco della nostra ostinazione. I nostri figli invece hanno capito il senso del sacrificio che stavamo facendo, e hanno continuato a studiare malgrado i pericoli in cui incorrevano durante i combattimenti.
La guerra del Rwanda ci ha privati di tutti i nostri beni e quello che ci restava in eredità era la sola istruzione. La cosa migliore che l’uomo possiede è la sua intelligenza, la capacità di trarre vantaggio dalla cattiva sorte e di trasformare la sua vita.
Oggi, ringrazio Dio di avermi aiutata. Mio figlio primogenito sta per terminar e i suoi studi universitari, il secondogenito, dopo essersi diplomato, ha fondato una famiglia, la terza lavora e mio figlio minore sta terminando studi secondari.
Andrò in pensione sapendo che i miei figli potranno fare un passo nella vita, senza che debba preoccuparmene. Quante donne si lamentano della propria sorte che tutto confisca, limitando l’avvenire dei propri figli!".

Marie: "Uno dei nostri problemi principali è quello di non avere la possibilità di accedere ai servizi finanziari di base che ci aiuterebbe a gestire i nostri risparmi e a produrre un reddito con cui potremmo soddisfare i nostri bisogni alimentari e le altre necessità. Conoscevo madame Yolande, la responsabile di Parmaalimenta perchè faccio parte di Abaniki una associazione di donne di Kinama che con lei collaborava a progetti agricoli. Ho conosciuto la banca di Maison Parma nel 2006 quando parmaalimenta ha iniziato a finanziare i piccoli produttori di riso con crediti rotativi, così anch'io ho iniziato a dedicarmi alla produzione di riso. Oggi sto diventando socia della cooperativa di Maison Parma, coltivo riso e la mia vita è cambiata, nonostante le difficoltà del Burundi, perchè ho imparato l'importanza del risparmio e della generazione di reddito per la sopravvivenza".


Marianne: "ho incontrato parmaalimenta in un momento difficile, ero vedova con cinque figli, sieropositiva e anche il mio bambino più piccolo lo era. Oggi purtroppo è morto di AIDS. Nel 2006 non avevo una casa in cui abitare e da lasciare ai miei figli nel caso io mi fossi ammalata di AIDS, così sono entrata nel programma dei vulnerabili di parmaalimenta e mi hanno aiutata a costruire la mia casa. Io ho fatto con l'argilla tutti i mattoni per la mia casa e li ho cotti al sole. Loro mi hanno dato il tetto, le porte e le finestre. Nel 2007, dopo essere riuscita a mettere insieme la quota di risparmio per entrare nel progetto del microcredito ho iniziato a coltivare e produrre pomodori ed oggi vendo ortofrutta al mercato".

Ma basta con le parole, è ora di rimettersi al lavoro i prodotti ortofrutticoli stanno per essere commercializzati insieme a parmaalimenta e la lotta per un futuro migliore continua anche grazie a Parma o almeno grazie a quella Parma che non si vuole arrendere davanti alla fame e alla povertà.