Azioni sul documento

“Ending aid dependance” di Yash Tandon

Yash Tandon è il Direttore esecutivo del South Centre di Ginevra, definito come un contenitore di pensieri politici intergovernativi dei paesi in via di sviluppo. Come attivista politico, professore e intellettuale, Tandon si è occupato nei suoi scritti di differenti tematiche, dalle politiche africane, alla pace, alla sicurezza, al commercio, alle economie internazionali, alla cooperazione Sud-Sud per i diritti umani. Nel suo libro “Ending aid dependance” Tandon definisce l'aiuto umanitario come uno strumento che incrementa la povertà invece di ridurla in quanto si tratta di un arsenale che i paesi industrializzati utilizzano per convincere i paesi in via di sviluppo a conformarsi alle loro politiche.

“Nel mio libro 'Ending Aid Dependence' do un breve esempio di come il Fondo Monetario internazionale/la Banca Mondiale e altri donatori abbiano utilizzato il sussidio come un'arma per costringere lo Zambia e lo Zimbabwe a programmi di riadattamento strutturale e di come questo, insieme alla debolezza dei processi di democratizzazione, sia l'informazione fondamentale per comprendere come mai lo Zambia e lo Zimbabwe si trovino nelle condizioni in cui sono oggi. Nel libro ci sono anche altri esempi, dall'Asia all'America Latina, che mostrano come le politiche sostenute da Fondo Monetario internazionale/Banca Mondiale/donatori si siano rivelate anti-sviluppo.
Se le popolazioni del Nord sono realmente preoccupate della povertà in Africa, come dicono di essere, allora dovrebbero rispondere onestamente, per esempio, alle seguenti domande: 'Perchè gli Stati Uniti non riducono le loro sovvenzioni al cotone?' - 'Perchè l'Unione Europea non mette un freno ai suoi aggressivi accordi economici con i paesi ACP (Africa, Caraibi e Pacifico) che costringono questi paesi ad una perenne soggiogazione neocolonialista all'Europa?' - 'Perchè i Paesi ricchi vogliono Trattati Bilaterali di Investimento (BITs) con i Paesi africani poveri che privilegiano gli interessi di chi fornisce il capitale e le tecnologie al di là delle necessità di sviluppo?' - 'Perchè i Paesi dell'OCSE (Organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo) continuano a parlare della necessità di rendere l'aiuto più 'efficace' invece di creare strade e strumenti per porre fine alla dipendenza dall'aiuto?' - 'Perchè i Paesi dell'OCSE vogliono limitare l'aiuto allo scopo di imporre ai paesi beneficiari politiche macroeconomiche che sono nocive allo sviluppo?' - 'Perchè i paesi donatori vogliono interferire negli affari interni dei paesi beneficiari nel nome del 'Buon Governo' e della 'Democrazia' quando tali interventi hanno causato disastri in paesi come l'Afghanistan, l'Iraq e la Somalia?
La mia breve risposta alle precedenti domande è che loro fanno tutto questo per promuovere i loro interessi strategici, politici e commerciali. Chiamare tutto questo con il nome di 'aiuto' è un grave abuso della lingua. L'esperienza degli ultimi trent'anni ha dimostrato che l'aiuto è stato utilizzato dai paesi donatori dell'OCSE per imporre un certo ordine ed una certa disciplina ai paesi beneficiari del Sud che hanno, in effetti, servito gli interessi del Nord e di una ristretta classe del Sud a svantaggio delle necessità di sviluppo delle popolazioni del Sud.
Innanzitutto l'aiuto ha tolto potere alle popolazioni ed ha deviato i processi democratici legittimi nel Sud dalla loro evoluzione naturale. L'aiuto è stato controproducente allo sviluppo come dichiarato all'inizio di questo saggio. Quello di cui c'è bisogno ora è un cambiamento radicale nel modo di pensare all'aiuto, un cambio di paradigma – uno spostamento dal come rendere l'aiuto efficace, come la Dichiarazione di Parigi dei paesi OCSE e l'Accra Action Agenda (AAA) cercano di fare, al come porre fine alla dipendenza dall'aiuto, verso una strategia di uscita dall'aiuto.
La pubblicazione del South Centre “Ending Aid Dependence” è un tentativo di iniziare una discussione su questo cambiamento di paradigma."