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Crisi finanziaria, il punto di vista di Parma

Pubblichiamo le riflessioni del nostro socio il Gruppo territoriale dei soci di Banca Popolare Etica di Parma in relazione all'attuale crisi finanziaria che ha messo in evidenza tutte le contraddizioni interne ed esterne di un sistema economico-finanziario orientato esclusivamente al profitto nel breve periodo e che ha perso sempre di più il rapporto con l'economia reale, creando una spirale di indebitamento che ha coinvolto l'intero sistema economico internazionale

La crisi ha messo in discussione le fondamenta sui cui poggiava il modus operandi del sistema bancario, basato sulla fiducia dei risparmiatori e degli investitori, in cui il denaro non è più un mezzo ma è diventato il fine ultimo del sistema.
Le banche, infatti, sono in comunicazione tra di loro e con la Banca Centrale: si scambiano titoli e si prestano soldi per fronteggiare temporanee esigenze di liquidità nel cosiddetto “Sistema Interbancario”. Con lo scoppio della crisi finanziaria si è verificato un fatto singolare: nonostante le Banche Centrali continuino a pompare liquidità nel sistema, è venuto meno il rapporto di fiducia tra le banche, gli scambi si sono rarefatti, rendendo quindi difficile per un istituto di credito trovare prestiti da altre banche. In pratica, sono le banche stesse a non fidarsi più delle altre, perché temono di prestare liquidità a chi, a causa dell’investimento in titoli spazzatura, potrebbe rischiare di fallire, rendendo difficile, se non impossibile, la restituzione del prestito.
In relazione a quanto sta avvenendo sullo scenario economico mondiale Banca Popolare Etica ha deciso di lanciare un appello a tutti i soggetti coinvolti direttamente e indirettamente nella crisi, per richiamare l'attenzione sulla necessità di un'economia sobria e attenta all'uomo e all'ambiente.
Il problema della mancanza di un'etica nell'economia attuale non è un problema nuovo, è infatti dal 1999 che alcune organizzazioni hanno deciso di dar vita a Banca Popolare Etica, proprio per far fronte alla necessità di avere su un istituto di credito che si comporti come tale.
La finanza dovrebbe infatti rappresentare il punto di incontro tra chi ha necessità di capitali per le proprie attività e chi ha una momentanea disponibilità di denaro. Le banche, in particolare, hanno
storicamente assolto la funzione di raccogliere denaro presso le famiglie e gli altri soggetti con
propensione al risparmio per finanziare le imprese e chi ha bisogno di capitali, agendo così da
volano per l'economia.
La critica maggiore alle banche americane, che hanno portato al collasso del sistema, è proprio quella di essersi trasformate in venditori di prodotti finanziari e di aver creato così un sistema che non ha basi concrete sulle quali appoggiarsi.
Le regole attuali che regolamentano i mercati sono dettate dal criterio della massimizzazione del
profitto e dell’investimento a scapito della sostenibilità ambientale e sociale del nostro pianeta.
Inoltre milioni di cittadini in Italia e in Europa si trovano esposti al rischio sempre maggiore di esclusione sociale, perché non hanno accesso ai servizi finanziari di base. (In Italia il 16% della popolazione,secondo i dati del rapporto “Financial Services Provision and Prevention of Financial Exclusion”, presentato il 28 maggio 2008 dalla Commissione Europea, è colpita dall’esclusione finanziaria).
L’esclusione finanziaria -ribadisce il rapporto- è causa di esclusione sociale in quanto impedisce
ai gruppi colpiti di aver accesso a servizi essenziali di qualità quali l’alloggio, l’istruzione o le cure sanitarie.
Banca Popolare Etica chiede quindi che la microfinanza sia riconosciuta, anche con normative adeguate, come strumento efficace di inclusione finanziaria poiché quando è destinata alle piccole imprese diventa motore di occupazione, come sostiene il documento della Commissione Europea.
Il boom dell’indebitamento delle persone e delle banche è stato amplificato dalla finanziarizzazione dell’economia, cioè la crescita smisurata delle attività finanziarie rispetto a quelle reali (alla fine di ottobre il totale dei derivati sottoscritti ammontava a 1.288 mila miliardi di dollari, pari a 24 volte il valore del Pil mondiale).
Cause “profonde” della crisi sono inoltre la mancanza di regole e l’insufficienza dei controlli che hanno accompagnato questa finanziarizzazione. Per cercare il massimo rendimento sono stati creati nuovi prodotti finanziari tanto complicati quanto rischiosi, costruiti con formule matematiche e senza nessun contatto con la produzione di beni, con il lavoro e con l’economia reale. Per anni i rendimenti alti ci sono stati, oggi però sono crollate le fragili basi su cui si appoggiava tutto il meccanismo. E banche, imprese e piccoli risparmiatori, che, sedotti dai guadagni della finanza, negli anni hanno sempre più basato i loro profitti su investimenti nei mercati finanziari (e sempre meno sull’economia reale), si ritrovano nel portafoglio questi prodotti “avariati”.
Il sistema finanziario globalizzato, le banche d’affari, americane soprattutto, che hanno dato vita ad una gigantesca industria caratterizzata dalla proliferazione di prodotti - oltre che rischiosi (il rischio potrebbe fare parte del gioco di chi investe) dalle conseguenze imprevedibili - hanno distribuito il rischio, che doveva ricadere solo sulle banche, in tutto il mondo, anche sui piccoli investitori.
Le colpe ricadono anche sulla mancanza di una governance politica mondiale, che ha lasciato che la finanza prevalesse sull’economia e sulla politica. 
Banca Popolare Etica non ha “finanziarizzato” la propria attività, anzi da sempre si oppone a questa tendenza. È radicalmente ancorata all’esercizio dell’attività bancaria tradizionale, basata sull’erogazione di prestiti, e non è coinvolta in pericolose scommesse di carattere finanziario, né è collegata con altre banche in “scommesse reciproche”.

GIT Banca Popolare Etica Parma