Esito della missione per Maison Parma
La conclusione dei lavori del primo stralcio del centro agroalimentare Maison Parma, in costruzione nella periferia Nord di Bujumbura, capitale del Burundi, è prevista per la fine dell'anno, abbiamo posto alcune domande agli architetti progettisti del centro Maison Parma Federica Guareschi e Lorenzo Giuffredi.
Gli architetti Giuffredi e Guareschi e Monsieur Mazaud durante un sopralluogo al cantiere di Maison Parma
Nel corso della missione che li ha visti impegnati dal 18 al 30 agosto in Burundi, gli architetti Federica Guareschi e Lorenzo Giuffredi hanno potuto valutare direttamente sul posto l'andamento dei lavori di costruzione del centro Maison Parma grazie al quale molti agricoltori avranno la possibilità di accedere al credito, ai mezzi di produzione agricola ed alla formazione per migliorare la produzione e la distribuzione degli alimenti.
La missione è stata promossa da Comune e Provincia di Parma, in accordo con il Governo del Burundi, la FAO, l’ambasciata Burundese in Italia e l’associazione Parmaalimenta, e ha potuto giovare dell'analisi tecnica, in relazione alle filiere alimentari che verranno attivate, di Monsieur François Mazaud, consulente della FAO, Agenzia delle Nazioni Unite per il cibo e l'agricoltura che ha definito il progetto Maison Parma come un interessante progetto pilota di lotta alla povertà e ha manifestato la chiara intenzione di diventarne parte.
Al rientro dalla missione abbiamo incontrato gli architetti per domandare le loro impressioni:
Come procedono i lavori di realizzazione di Maison Parma?
"La costruzione di Maison Parma procede bene. I lavori di questo stralcio della costruzione, che ricordiamo è solo la prima parte del centro, dovrebbero concludersi entro la fine dell'anno. La struttura si inserisce perfettamente nel quadro architettonico burundese e per realizzarla è stato utilizzato esclusivamente materiale locale facendo attenzione a non imporre prodotti e tecnologie estranei alla cultura edilizia locale. Il risultato è semmai un felice compromesso tra la tradizione costruttiva burundese e alcuni accorgimenti tecnici comunemente in uso per gli edifici artigianali del nostro territorio.
Nel complesso siamo soddisfatti di come ha lavorato l'impresa e l'andamento dei lavori non ha incontrato particolari difficoltà".
La vostra missione è stata accompagnata da una missione di valutazione della FAO che ha coinvolto il consulente François Mazaud e due consulenti della FAO Burundi. Qual è stata secondo voi la loro impressione sul progetto Maison Parma-Parmaalimenta?
"Lo scopo della missione di Monsieur Mazaud era di acquisire dati tecnici, economici e commerciali sulle filiere già individuate cioè riso, manioca, pomodoro e olio di palma. Alla luce della sua esperienza pluriennale in progetti di lotta alla fame, ha espresso considerazioni tecniche che saranno utili per l'organizzazione delle attività del centro.
Inoltre Monsieur Mazaud ha avuto modo di incontrare i beneficiari di Parmaalimenta che gli hanno fornito un esempio diretto di quelli che sono i meccanismi di sostegno e di finanziamento portati avanti da Parmaalimenta in Burundi, come la Banca delle Sementi o il sostegno alle piccole attività produttrici di reddito tramite il microcredito.
La sua reazione ci è sembrata positiva e ha detto che considera il centro un progetto pilota di lotta alla fame e alla povertà. Al momento siamo in attesa della sua relazione conclusiva sulla missione per poter valutare le ulteriori osservazioni e i suggerimenti che ci vorrà fornire, allo scopo di dare origine ad un progetto comune".
Oltre al lavoro tecnico svolto all'interno del cantiere avete avuto modo di partecipare ad incontri istituzionali?
"Abbiamo incontrato il Ministro dell’Agricoltura del Burundi che ha ribadito il proprio sostegno al centro esprimendo il desiderio che Maison Parma possa essere un grande progetto in grado di coinvolgere gran parte della popolazione. Anche i rappresentanti della Regione Paesi della Loira hanno dichiarato di voler partecipare alle attività di Maison Parma, attraverso un progetto di cofinanziamento in accordo con la Regione Emilia Romagna con cui sono gemellati.
Abbiamo infine incontrato i rappresentanti della Cooperazione Italiana in Burundi che già conoscevano il progetto di Parmaalimenta e che hanno ribadito la possibilità che il centro possa trovare un sostegno economico anche da parte del Ministero degli Affari Esteri (MAE)".
Qual è la reazione della gente del posto di fronte alla costruzione del Centro?
"Il centro punta ad essere un polo di attrazione per tutte le persone che vivono nella periferia di Bujumbura e nelle zone limitrofe. Sarà un centro nel quale i piccoli agricoltori potranno ricevere fondi per portare avanti la loro attività, in cui potranno lavorare e trasformare i loro prodotti in modo tale da consentire una conservazione più a lungo tempo. Grazie all'attività di sensibilizzazione di Parmaalimenta Burundi la gente già percepisce il centro come una novità positiva; non la solita “cattedrale nel deserto”".
Il centro agroalimentare “Maison Parma” potrà iniziare le attività di trasformazione e stoccaggio dei prodotti alimentari a partire da fine 2009.
I progettisti si ritengono soddisfatti sia per quanto riguarda l'andamento dei lavori che per le reazioni positive che hanno riscontrato nella popolazione e nei rappresentanti istituzionali e il contributo offerto al progetto da parte di un'importante istituzione a livello internazionale come la FAO costituisce una preziosa opportunità per portare il territorio di Parma in primo piano sulla scena internazionale nell’ambito dei temi della lotta alla fame, del diritto ad una alimentazione per tutti e dello sviluppo sostenibile.