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News ed Eventi Gli Africani chiedono all'Unione Europea di aprire maggiormente le frontiere
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Gli Africani chiedono all'Unione Europea di aprire maggiormente le frontiere

Nel corso della “Conferenza euro-africana sull'Emigrazione e lo Sviluppo”, tenutasi a Parigi il 25 novembre scorso, i responsabili politici africani hanno chiesto all'Unione Europea una maggior apertura delle frontiere

I 27 Stati membri dell'Unione Europea ed i 27 paesi africani che hanno partecipato alla conferenza, dopo essersi confrontati, hanno adottato all'unanimità un programma di cooperazione triennale (2009 - 2012) che combina aiuto allo sviluppo, organizzazione dell'emigrazione legale e lotta contro l'emigrazione irregolare. Si tratterebbe, secondo un responsabile europeo, "di una panoplia di un centinaio di proposte dalle quali ciascuno potrà attingere".

In materia d'immigrazione irregolare, questo programma propone in particolare di "lottare contro la frode documentaria" (ovvero la falsificazione di documenti d'identità), utilizzando l'informatica e la biometria. Il Programma raccomanda inoltre di "rafforzare il controllo delle frontiere", favorendo la "creazione di posti di frontiera comuni" ed impegna inoltre i paesi d'origine a "migliorare la riammissione" degli stranieri espulsi dall'Europa, ed i paesi di partenza a "promuovere i ritorni volontari".

Al fine di organizzare l'emigrazione legale, il programma invita alla creazione nei paesi d'origine di “agenzie specializzate nel campo dell'impiego", come il centro d'informazione e di gestione delle emigrazioni (Cigem) aperto nell'ottobre 2008 a Bamako (Mali) e finanziato da l' Unione Europea. Viene confermato anche il desiderio europeo di favorire una "immigrazione scelta", proponendo di privilegiare l' accoglienza di "lavoratori molto qualificati" , soprattutto "cercando di evitare la fuga dei cervelli".

Per favorire infine il legame tra emigrazione e sviluppo il programma raccomanda di “accompagnare le politiche d'occupazione e di sviluppo economico e sociale dei paesi d'origine", di "migliorare la protezione sociale dei migranti" e di "facilitare il ribasso dei costi dei loro trasferimenti di fondi".

Nonostante il consenso sul programma comune adottato, i responsabili africani hanno espresso alcune riserve riguardo per esempio al “Patto europeo su l' immigrazione e l' asilo”.

L' adozione in ottobre di questo patto da parte dell'Unione Europea ha seminato dubbi negli spiriti dei militanti entusiasti del processo euro-africano. Secondo il Ministro dell'Interno senegalese “questo patto è percepito come una volontà degli europei di chiudersi in un bunker" ed ha invitato l'Ue a fare uno sforzo di chiarificazione e d'esplicazione.

L'Europa non deve essere un filtro, anzi, deve integrare, poiché da qui al 2030 avrà bisogno di 30 milioni di non europei qualificati e non qualificati", ha sottolineato il Ministro africano, chiedendo all'Unione più realismo, e di inserirsi in una logica costruttiva e di apertura che vada ben oltre questa volontà di fermare. "Più ci saranno contraddizioni tra una politica d'emigrazione europea restrittiva e le domande dei migranti, più il flusso d'immigrazione irregolare continuerà”. Occorre aprire passerelle d'emigrazione regolare per moderare le velleità delle partenze clandestine", ha insistito il Ministro, cercando nel contempo di migliorare le condizioni nei paesi d'origine, attraverso progetti locali di sviluppo.