Incontro alla FAO per Maison Parma
Prosegue la collaborazione tra FAO e Parmaalimenta per la definizione degli sviluppi del progetto Maison Parma. In un incontro a Roma sono state illustrate le osservazioni relative alla missione tecnica di valutazione dello scorso agosto.
Il 5 ottobre scorso si è svolto un importante incontro presso la sede della FAO a Roma per discutere degli esiti della missione tecnica di valutazione del progetto Maison Parma che ha avuto luogo alla fine di agosto.
L'incontro, al quale hanno partecipato la Presidente di Parmaalimenta Silvia Marchelli e la Coordinatrice Francesca Cena insieme agli architetti progettisti di Maison Parma Lorenzo Giuffredi e Federica Guareschi, si è aperto con la presentazione dei risultati della missione da parte del consulente FAO François Mazaud che ha riconfermato il progetto Maison Parma supportandolo con un documento nel quale ha riportato dati sull'organizzazione e la gestione delle filiere. In particolare si è sottolineato che, essendo il tema della filiera corta e della partecipazione diretta dei produttori organizzati in cooperative una strategia nuova di lotta alla fame per il Burundi, sarà necessario organizzare un importante lavoro di sensibilizzazione e di formazione degli agricoltori sulla capacità di organizzarsi in filiere e di partecipare in questo modo a tutti i diversi livelli della filiera, dalla produzione, alla trasformazione, alla vendita.
In un'ottica di strategia di lotta alla fame e alla povertà e al fine di migliorare la qualità del cibo e aumentare la produzione di reddito, Mazaud ha ribadito la necessità di proporre sul mercato burundese alimenti trasformati e conservati rispondenti alle tradizioni locali ed alle capacità economiche della popolazione, dal momento questi prodotti sono attualmente assenti sui mercati popolari.
Per quanto riguarda le filiere da attivare all'interno del centro, Mazaud si è trovato concorde con le filiere già indicate da Parmaalimenta, cioè riso, manioca, olio di palma e ortofrutta sottolineando l'importanza della filiera del pomodoro, da trasformare in passata o da seccare, e da lavorare secondo metodi che permettano un prezzo di vendita accessibile alla popolazione.
Mazaud, in accordo con la presidente di Parmaalimenta, sostiene che il centro ed in particolare i suoi edifici possa diventare un punto di riferimento per attori, come ONG e cooperazioni internazionali di altri paesi, che abbiano attività progettuali in sintonia con il progetto Maison Parma e che vogliano portare avanti le loro azioni creando un sistema a sostegno dello sviluppo dei beneficiari della zona di intervento del progetto.
Per il funzionamento di base del centro si è calcolato che i beneficiari coinvolti nella fase iniziale potranno essere almeno 2000. Il loro numero è destinato a crescere se consideriamo i collegamenti che potranno essere stabiliti con altre iniziative attualmente implementate nell’area o in corso di pianificazione.
Come sostenuto da Mazaud, un punto forte del progetto consiste nel fatto che si tratta di una progettualità in essere. Il centro esiste già e potrebbe incontrarsi con le necessità di altre realtà di attivare azioni come la formazione, l'organizzazione di filiere, la trasformazione e conservazione di prodotti.