Inventario dello stato attuale del suolo per aiutare l'agricoltura in Africa
Allo scopo di sviluppare le potenzialità dell'agricoltura africana e riuscire così a nutrire la sua popolazione (stimata quasi a 2 miliardi di abitanti nel 2050), martedì 13 gennaio, il centro internazionale d'agricoltura tropicale (CIAT) ha annunciato, a Nairobi il lancio di un progetto del servizio di informazione del suolo africano (ASIS) che mira a conoscere meglio lo stato del suolo africano e che promette di elaborare, da qui a quattro anni, una carta digitale completa in scala continentale
Lo studio metodico della natura del suolo non è una disciplina nuova nel campo dell'agricoltura, ma il progetto ASIS dovrà mettere in relazione dati già esistenti con quelli che verranno forniti dai gruppi sul campo. In sessanta "località pilota" distribuite nelle zone coltivabili del continente, sarà utilizzato un metodo d'analisi particolare, la spettroscopia per infrarosso. I risultati di tale analisi, combinati con immagini prese via satellite, daranno luogo ad una carta dove dovranno apparire la natura del suolo ed il livello di deterioramento. Questo rilevamento fungerà da punto di partenza per i governi e per le organizzazioni non governative per orientare grandi campagne e fornire agli agricoltori suggerimenti.
ASIS si propone in questo modo di elaborare un inventario della salute dei suoli africani. Un suolo è considerato sano quando riesce allo stesso tempo ad ospitare un ecosistema, a produrre raccolti, a conservare il carbonio dell'atmosfera e trattenere le acque pluviali.
Tra i fattori che mettono a rischio questo sistema vi è l'eccessivo sfruttamento. In Africa, la mancanza di concimi, (in media gli agricoltori africani utilizzano 8 kg di concime per ettaro e all'anno) troppo rari e troppo costosi, costringe i contadini a sfruttare le loro terre oltre alla loro capacità di rigenerazione, e a privare il suolo di tutte le proprie sostanze nutritive.
500 milioni di ettari di terreno agricolo africano sono deteriorati e il mancato profitto per tutto il continente è valutato a 30 miliardi di euro all'anno.
In Kenia, ad esempio, dove l'agricoltura rappresenta il 64% delle esportazioni, lunedì 12 gennaio il governo ha annunciato uno stato d'urgenza nazionale, ritenendo che dieci milioni di Keniani siano minacciati dalla penuria. Allo steso tempo paesi come la Tanzania ed il Mali se preparano a seguire l'esempio del Malawi, dove una politica di sovvenzioni massicce a l'acquisto di concime hanno permesso in meno di due anni di uscire da una situazione di deficit alimentare grave.
Tuttavia le politiche di irrorazioni massicce di concime messe in atto in Asia a partire dagli anni '60, che hanno permesso a questo continente di passare dalla dipendenza alimentare allo stato di esportatore, hanno avuto un effetto devastante sull'ambiente.
La carta di ASIS costituirà quindi uno strumento utile per il raggiungimento dell'autosufficienza alimentare da parte del continente africano, ma alcuni specialisti si preoccupano di una visione troppo semplicistica del problema dell'agricoltura africana e di un ricorso ai concimi chimici come soluzione. Le soluzioni alternative esistenti, dicono, sono parecchie e occorre distinguere i problemi agricoli legati alle colture di esportazione e alle colture per uso alimentare.