La crisi finanziaria vista dai paesi del Sud
Fin dall'inizio della crisi finanziaria che sta scuotendo il pianeta intero, abbiamo avuto poche occasioni di sentire parlare i paesi del Sud in relazione all'impatto che questa sta avendo ed ancora meno abbiamo potuto ascoltare la voce di persone competenti originarie di questa parte del mondo. Cerchiamo di provvedere in parte a questa lacuna attraverso la presentazione di una recente pubblicazione dell'Istituto degli studi di sviluppo (IDS) della Gran Bretagna.
La relazione dell'IDS ha raccolto le analisi ed i commenti di 21 intellettuali del Sud e accademici; attori politici e dello sviluppo che esprimono il loro parere sugli eventuali impatti e le risposte necessarie alla crisi. Da questo documento si evince che i paesi in via di sviluppo non possono essere trattati come uno unico blocco omogeneo: gli impatti della crisi infatti possono variare in modo significativo da un paese all'altro, in base per esempio alla situazione economica e al livello di esposizione agli impatti specifici di un paese. Risulta inoltre evindente che il fatto di costituire mercati isolati dai grandi mercati finanziari del mondo non proteggerà i paesi più poveri, poiché gli impatti indiretti potrebbero essere molto gravi.
La relazione identifica sei principali conseguenze della crisi finanziaria che toccheranno drettamente i rapporti tra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo:
-il ribasso della domanda di esportazioni. A titolo d'esempio: in Bangladesh, le importazioni di abiti che provengono dall'Europa e dagli USA sono diminuite del 7% nel settembre 2008.
-la diminuzione degli investimenti diretti all'estero. Gli investitori riducono il rischio diminuendo gli investimenti nei mercati che sono percepiti come più rischiosi (es: l'Elettrico Ethiopian Power ha segnalato che i suoi piani d'investimento saranno rigorosamente influenzati in seguito alla crisi)
-la caduta dei tassi di cambio. Il ritiro improvviso dei capitali stranieri in molti paesi in via di sviluppo a causa delle cadute drammatiche dei tassi di cambio. Le società ed i governi che dispongono di importanti somme di valuta straniera possono perdere molto o anche crollare completamente.
-l'aumento dei premi di rischio e dei tassi d'interesse per i paesi in via di sviluppo sui mercati finanziari globali.
-la diminuzione delle rimesse dei lavoratori nei paesi di origine
-la diminuzione dell'aiuto proveniente dall'estero. I paesi più ricchi rischiano di ridurre il loro aiuto se i governi rivalutano le loro priorità fiscali a causa delle difficoltà della loro economia.
Le strategie e le politiche da attuare dovranno tenere conto dei punti seguenti: (I) Dato che i paesi saranno interessati in modo diverso dalle scosse della crisi, occorrerebbe poter sviluppare una tipologia ben precisa dei paesi colpiti dalla crisi. (ii) A livello delle economie nazionali, alcune persone o settori saranno più esposti di altri agli effetti della crisi. (iii) ci saranno necessariamente implicazioni a livello governativo sia in chiave internazionale che nazionale.
Per finire, la relazione propone tre assi d'intervento per uscire dalla crisi: per prima cosa sarà necessario aumentare il flusso degli aiuti, in seguito bisognerà aumentare il livello di protezione sociale, ed infine si dovranno ristrutturare le istituzioni finanziarie internazionali.
Assi di intervento che sosterranno l'economia mondiale andando a beneficio di tutti i paesi sia del nord che del sud del mondo.