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Le diseguaglianze di reddito e la povertà aumentano nei paesi dell'OCSE

Nel corso degli ultimi venti anni, le diseguaglianze ed il numero di poveri all'interno degli stati membri dell'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) sono fortemente aumentati. È ciò che risulta dalla relazione dell'OCSE 'Crescite e ineguaglianze' resa pubblica lo scorso ottobre

L'OCSE osserva che le divergenze di reddito tra le famiglie sono aumentate di circa il 7% dalla metà degli anni'80. La tendenza è molto netta in Germania, negli Stati Uniti, in Finlandia, in Italia, in Norvegia, in Nuova Zelanda ed in Svezia. Mentre alcuni paesi, come Francia, Grecia e Turchia, registrano il movimento inverso.
Il fenomeno procede in modo parallelo alla perdita di valore aggiunto dei salari: circa 10 punti in media dal 1976 (per i quindici paesi dell'OCSE che dispongono di statistiche sull'argomento). In Irlanda, in Italia ed in Giappone, questo ribasso è ancora più forte, almeno di 15 punti.
Per gli esperti dell'OCSE, l'aggravarsi delle disparità di reddito deriva dalla combinazione di molti fattori: l'aumento del numero di persone che vivono sole, lo sviluppo del lavoro temporaneo e ad orario ridotto, l'aumento del salario in modo rapido per coloro che ricoprono già una posizione elvata all'interno della scala dei redditi.
Nello stesso tempo si è anche estesa la povertà. Nel corso dell'anno 2000, l'11% della popolazione dei paesi dell'OCSE si trovava al di sotto della soglia di 'povertà monetaria' mentre nel 1985 la percentuale era di poco inferiore al 10%. È negli Stati Uniti, in Turchia ed in Messico che la proporzione di poveri e più elevata (tra il 16% e 19%). Sul lato opposto di questa scala si trovano la Danimarca, la Repubblica ceca e la Svezia (che contano circa il 5% di poveri).
In Italia, le famiglie che nel 2007 si trovavano in condizioni di povertà relativa erano 2 milioni 653 mila e rappresentavano l’11,1% delle famiglie residenti; nel complesso gli individui poveri erano 7 milioni 542 mila, cioè il 12,8% dell’intera popolazione.
La stima dell’incidenza della povertà relativa (la percentuale di famiglie e persone povere sul totale delle famiglie e persone residenti) viene calcolata sulla base di una soglia convenzionale (linea di povertà) che individua il valore di spesa per consumi al di sotto del quale una famiglia viene definita povera in termini relativi.
Ma nemmeno un lavoro remunerato può sempre proteggere dalla povertà: la relazione afferma infatti che il 60% delle persone sotto la soglia della povertà vive in famiglie costituite da uno o più soggetti occupati. All'interno dei 18 paesi dell'OCSE solo otto assicurano un salario minimo che evita di affondare nella povertà quando ci si trova di fronte per esempio ad una coppia con un solo coniuge che ha un lavoro e due figli.
In occasione della presentazione di questo studio, il segretario generale dell'OCSE ha messo in guardia contro i problemi dovuti alle diseguaglianze: “una diseguaglianza crescente è un germe di divisione. Polarizza le società, crea una rottura tra le regioni dei paesi e scava nel mondo un canale tra i ricchi ed i poveri. L'aumento delle diseguaglianze di reddito blocca “l'ascensore sociale„, le persone di talento che lavorano duro ottengono più difficilmente il riconoscimento che meritano. Non è possibile ignorare queste diseguaglianze crescenti e per l'OCSE, il solo modo duraturo di ridurre le diseguaglianze è “di porre fine alla tendenza di incrementare le divergenze sul piano dei salari e dei redditi„.