Azioni sul documento

L'Europa non mantiene le sue promesse in materia di salute in Africa

L' aiuto pubblico accordato dalla Commissione europea ha contribuito efficacemente al miglioramento dei servizi sanitari nell'Africa subsahariana? La Corte dei conti europea analizza la questione all'interno di una relazione resa pubblico mercoledì 14 gennaio e la sua risposta è negativa

Nonostante la volontà politica dell'Unione Europea e gli impegni precisi assunti per sostenere l'acquisizione in Africa di questo servizio essenziale, secondo l'esecutivo di Bruxelles i risultati ottenuti non sono soddisfacenti. "Il finanziamento comunitario non è più aumentato dal 2000 nonostante gli impegni assunti dalla Commissione in relazione agli obiettivi del millennio e alla crisi sanitaria in Africa. La Commissione ha contribuito al lancio del fondo mondiale per combattere l'AIDS, il paludismo e la tubercolosi, ma non ha accordato la stessa attenzione al servizio sanitario, che dovrebbe essere una delle sue priorità", scrivono gli esperti.
Tra il 2000 e il 2007, solamente il 5,5% dei fondi distribuiti dal fondo europeo per lo sviluppo (FES) è stato destinato al settore sanitario, mentre l'obiettivo era quello di raggiungere il 15%. E il FES è l' strumento principale della politica di sviluppo adottata dall' Unione europea nella zona Afirca-Caraibi-Pacifico (ACP).
La direzione generale dell'ambiente a Bruxelles ritiene che, per essere in grado di prestare i servizi sanitari di base alla propria popolazione, trentadue paesi africani avrebbero comunque bisogno di 9,67 miliardi di euro anche se i loro governi dedicassero il 15% del loro bilancio nazionale alla salute. Tenuto conto di queste necessità, la Corte dei conti deplora che la Commissione "non giochi un ruolo essenziale nonostante faccia parte dei cinque principali finanziatori dell'Africa insieme alla Francia, al Regno Unito, agli Stati Uniti e alla Banca mondiale".
La Corte dei conti sottolinea anche che gli sforzi effettuati per sconfiggere le grandi malattie - AIDS, paludisme, tubercolosi – sono andati a scapito del rafforzamento globale dei sistemi sanitari. Per esempio "la Corte ha constatato che per lottare contro l'AIDS, l'Etiopia ed il Mali hanno ricevuto aiuto esterno superiore alla somma totale dedicata alla saluta nel loro bilancio nazionale mentre i tassi di incidenza dell'HIV erano relativamente bassi".
La mancanza di competenze dei funzionari della Commissione è anche vista come una delle grandi debolezze del dispositivo europeo. Il caso del Burundi, dove la delegazione europea non dispone di nessun esperto delle questioni sanitarie, illustra, fra gli altri casi, una situazione giudicata troppo frequente dalla Corte dei conti.
Infine, in ultima critica, la relazione deplora con forza l'assenza di coerenza nell'utilizzo dei vari strumenti di aiuto al settore sanitario utilizzati dalla Commissione.